Addio a Costantino, il "clochard" di Concorezzo

b_450_500_16777215_00_images_panchina.jpegConcorezzo. "Chiedo solo un posto dove stare in pace". Forse adesso, finalmente, l'ha trovato. Rispondeva così Costantino Petroni, 58 anni, a chi gli chiedeva, qualche anno fa, perché avesse deciso di vivere all'aria aperta. Una storia famigliare travagliata, il "barbone", come lo liquidavano molti, per alcuni anni aveva animato a modo suo il centro del paese. In perenne protesta contro le decisioni del Tribunale che si era occupato delle sue vicende coniugali, Costantino era arrivato addirittura ad accamparsi in pianta stabile davanti al Municipio. Una solitudine aggredita dall'alcol: in molti lo schivavano, qualcuno gli concedeva una parola di conforto, una sigaretta o qualcosa da mangiare. Una vita da clochard che poi ha dovuto fare i conti con la malattia, il ricovero, la morte. Lunedì scorso, alle 9,30, l'estremo saluto a Concorezzo, come annunciato dal necrologio fatto affiggere dalla moglie, dai tre figli e dai fratelli.

Commenti   
0 #1 Roberta 2012-11-30 12:09
Sono rimasta molto colpita da questo articolo, scritto da "MC" sul "clochard" (cioè il vagabondo) di Concorezzo con un po' troppa poesia. Non posso fare a meno di criticare duramente. Parliamo dello stesso Petroni, quello che "a modo suo animava il centro del paese"? Che era ignorato da tutti e chiedeva ai minorenni di dargli le sigarette sotto il beneplacito di tutti i quali niente hanno fatto per anni e anni per toglierlo dalla situazione di penuria nella quale viveva? Quello che faceva i bisogni a qualsiasi ora davanti a famiglie e bambini in mezzo alle strade del paese? Quello che sputava sulle vetrine dei bar che non gli davano da bere? È un brutto scherzo questo articolo. Lui era in situazione di bisogno estremo e NESSUNO fino a poco tempo fa l'ha trattato come si deve trattare un essere umano. Diciamo la verità: grazie a quelli che hanno preso in mano la sua situazione e hanno avuto il coraggio di affrontare il suo caso, che l'hanno portato all' ospedale per ricevere le cure di cui aveva bisogno ha potuto trascorrere i suoi ultimi mesi di vita con la dignità che merita un essere umano. Raccontiamo le cose come sono davvero; almeno alla fine della vita di quel povero uomo.

Cara Roberta,
forse ha perso le puntate in cui abbiamo raccontato il disagio e anche i problemi causati dalla presenza e dalla difficoltà di assistenza. In punto di morte non ci sembrava il caso di aprire un processo, ma di dare un saluto. Ma ci ha pensato lei. Contenta? E noi come sempre non censuriamo nessuno.
Massimiliano Capitanio
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