Caro Corriere, questa Italia è al collasso: Brambilla scrive a Di Vico

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Concorezzo. Liberale e liberista, l'imprenditore concorezzese Gian Luca Brambilla si è prestato alla comunicazione da quando è diventato un volto noto per i telespettatori di LA7. Idee sempre molto concrete, a volte forzatamente e provocatoriamente controcorrente, l'ex vicepresidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza ha scritto una lettera alla firma di punta dell'economia del Corriere della Sera, Dario Di Vico. I temi sono quelli della flessibilità, della liberalizzazione, della semplificazione ma anche dello Stato da educare e formare. Ecco il contenuto integrale.
 
Egregio Di Vico, 

commento il suo articolo di oggi sul Corriere. Ok, facciamoci gli auguri, come dice lei, perché rischiamo davvero il crollo della nostra Italia ma non condivido il fatto che l'effetto 80 euro sul PIL si possa manifestare solo dopo due mesi di elargizione. Ci vuole un arco di tempo più lungo per sentirne gli effetti. 
Il dramma che ci attende è che senza crescita, le tasse aumenteranno (nominalmente) perché non c'è verso che Roma tagli la spesa pubblica. Ho detto nominalmente perché se va a vedere i dati del gettito degli ultimi anni vedrà che l'effetto terrore dell'Agenzia delle Entrate voluto da Befera, si è esaurito. Infatti, nonostante la caduta del PIL, il totale delle Entrate è sempre cresciuto grazie alla pressione esercitata dallo Stato vs i Non Garantiti. 
E adesso: aumenteremo le Tasse ma chi avrà i soldi per pagare? 
Facciamoci gli auguri, come dice lei, perché rischiamo davvero il crollo della nostra Italia. 
Come uscirne? Serve un Patto Sociale tra Garantiti e Non Garantiti che permetta ai secondi di tornare ad investire senza essere criminalizzati dai primi.  Un esempio: ok manteniamo l'articolo 18, il totem della Camusso, per i lavoratori occupati ad oggi  ma facciamo che tutte le assunzioni dei prossimi tre/cinque anni, ne siano esenti. Rendiamo più flessibile la prospettiva per chi investe e assume in un momento così drammatico. Se non gira il nuovo business, potrà licenziare senza drammi o ricatti. 
Il Patto deve riguardare poi l'interpretazione delle Leggi esistenti. Così non possiamo andare avanti. Le Leggi italiane sono promulgate con l'obiettivo di combattere fenomeni delinquenziali pesanti. Siamo pieni di mafiosi, camorristi, corruttori, evasori totali, ecc e le nostre Leggi sono tarate su di loro. Il risultato è che l'applicazione di queste leggi, per gli onesti è l'inferno. Basta un niente e si finisce nel tritacarne giudiziario. 
Lo Stato cioè i Garantiti statali di ogni grado e livello a cominciare dall'Agenzia delle Entrate ai dai Magistrati,  devono essere educati, formati, preparati a "riconoscere" i cittadini, specie i Non Garantiti.  Prima di agire, bisogna rendersi conto con chi si ha a che fare. 
Faccio un esempio: Caprotti dell'Esselunga, riportava il Corriere, ha dovuto chiudere un cantiere perché nello stesso giorno si sono presentate 20 istituzioni italiane a fare controlli! Venti!!
Nel Sud italia si continua a costruire immobili abusivi e nessuno controlla niente.
Chiara la sproporzione, la differenza, la discriminazione sociale?? 
A Caprotti che sta creando occupazione anche oggi, che investe in piena crisi, che ha vinto la sua sfida con le Coop e la piccola distribuzione (fallimento di Sangalli che nessuno osa dire, nessuno!), lo Stato non deve andare a rompere le palle. La verità è che i Garantiti Statali, spesso di origine meridionale hanno paura ad andare a verificare gli abusi edilizi al Sud...o ne sono addirittura beneficiari ma nessuno (se non la Lega) ha il coraggio di denunciare questi problemi. 
Se non facciamo un Patto Sociale che riconosca il cittadino prima di metterlo nei guai, continueremo ad avere Non Garantiti che si suicidano o se ne vanno dall'Italia, nessun investimento e tanta disoccupazione da far paura. 
Facciamoci gli auguri, come dice lei, perché rischiamo davvero il crollo della nostra Italia. 

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