Case di via La Pira, Comune e Mongibello vanno in tribunale

b_450_500_16777215_00_images_casecoopmongibellovialapira.jpegConcorezzo. Mezzo milione di danni. E' questo il maxi-risarcimento che la Cooperativa Mongibello, in acque agitate per la mancata vendita degli appartamenti di via La Pira, intende chiedere al Comune. Per l'esattezza 450mila euro che il presidente, Luciano Puddu, e i vertici della cooperativa, storicamente guidata da Pietro Catania, ritengono possa compensare presunti omissioni (sempre rispedite al mittente dal Comune) che il Municipio avrebbe commesso nell'assegnazione degli alloggi in edilizia convenzionata. Una vicenda intricata che ha fatto segnare il diniego ad alcuni cittadini, mentre altri sarebbero entrati senza averne i requisiti e adesso si trovano davanti ad un bivio: o lasciare l'alloggio o pagare la differenza tra la quota convenzionata e quella del mercato libero. In tutto questo c'è la situazione delicata della cooperativa, esposta con le banche, piegata dagli interessi e con molti appartamenti ancora invenduti.

b_230_220_16777215_00_images_riccardo_borgonovo.jpegIl sindaco Riccardo Borgonovo non ha per nulla gradito l'invio della richiesta danni da parte della Coop, ribadendo che il Comune ha fatto anche di più di quanto fosse pertinente al proprio ruolo. La Giunta ha incaricato l'avvocato per resistere, ma Borgonovo è andato oltre: è pronto a denunciare a sua volta la cooperativa ritenendo l'azione assolutamente priva di fondamento.

Così il 31 agosto 2012 Pietro Catania spiegava dal suo punto di vista la situazione di via La Pira.

Concorezzo. Al momento il rischio di fallimento è scongiurato. Ma se non si trova una soluzione con il Comune, saranno guai seri per buona parte dei proprietari delle case in edilizia convenzionata di via Ozanam 24 e 26 (angolo La Pira).

E’ un Pietro Catania preoccupato ma combattivo quello che racconta in esclusiva a concorezzo.org tutta la (sua) verità sui 67 alloggi in zona Acquaworld che rischiano in parte di finire all’asta. 67 appartamenti di cui 18 tuttora invenduti, 85 box di cui trentuno ancora vuoti: questi i numeri di una situazione di crisi che obbliga la cooperativa Mongibello, fondata nel 1979 in area politica socialdemocratica, a pagare 25mila euro di interessi trimestrali alla banca (così riferisce Catania, fondatore, ma non attualmente presidente della coop), oltre alle spese condominiali e alle varie tasse. Uno stallo che ha portato la cooperativa ad una esposizione bancaria che sarebbe di oltre 4 milioni di euro.

 Si rischia il fallimento?

“Per ora no. Possiamo uscirne ma serve la collaborazione di tutti, dai soci al Comune. Fino ad esso però sono sconcertato da molti atteggiamenti”.

La cosa più seria è quella della presunta mancanza di requisiti per accedere al bando. Lo conferma? Chi doveva controllare?

 “Sì, ci sono dei soci assegnatari individuati che non avrebbero i requisiti. Noi ci siamo attenuti ad una legge nazionale, tra Dogana e altro ho lavorato per 45 anni per il ministero delle Finanze, so di cosa parlo, anche se qualcuno mi sottovaluta. La Convenzione è un atto imposto dal Comune, che aveva il potere di verifica…”.

 Colpe anche dei soci?

“Si passa da un estremo all’altro: a due coppie, nubendi, è stato negato il nulla osta dal Comune con un atto tutto da verificare. Un socio, dall’altra parte, era proprietario di una villetta…. L'illustrazione e la consegna della fotocopia della pagina di Convenzione, riferita ai requisiti, fu tenutasempre in Villa Zoia nell'Assemblea Ordinaria del 23 dicembre 2005, alle ore 21. Successivamente, dopo la rinuncia di buona parte dei Soci Prenotatari, per mancanza dei requisiti (circa 32), il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa chiese la sottoscrizione della Dichiarazione Sostitutiva di Certificazione ai sensi dell'Art.47  D.P.R. 28/12/2000 n°445 per evitare l'accumulo di carte e certificazioni, così come prevede detta Legge. In sede di assegnazione definitiva con rogito notarile detta Dichiarazione è stata riportata, ammonendo il socio sulla responsabilità penale in caso di falsità. In seguito, vista la crisi, avevamo chiesto ai soci uno sforzo: acquistare a 6000 euro i posti auto, avremmo tolto 240mila euro dall’ipoteca. Si sono rifiutati, ma se qui le cose non si aggiustano sarà un “rebelot”. In tutto questo noi siamo parte lesa, potremo addirittura chiedere i danni…”.

 E il Comune?

 “Il Comune, lo ripeto, aveva potere di verifica e di veto, ha sempre il pallino in mano. Noi a Concorezzo abbiamo sempre fatto le cose per bene: 20 alloggi in edilizia convenzionata in via Adda, 64 in via Zincone. E siamo stati gli unici a far riavere l’iva ai soci… Ora il Comune non può dar la colpa a noi se qualcuno non ha i requisiti…”.

 Una via d’uscita c’è?

 “Se venisse accertata la mancanza di requisiti di alcuni inquilini, questi dovrebbero essere messi nelle condizioni di restare, pagando la differenza tra la quota convenzionata e quella del mercato libero. A quel punto si libererebbe una quota di convenzionata, che vorremmo vendere a 1550 euro al metro quadro. Così si può uscire, se si va in liquidazione sarà un gran casino per molti…”

Commenti   
0 #1 lella 2012-11-09 07:00
DA PERSONA IGNORANTE,PROPR IO PERCHE' IGNORO LA MATERIA,CHI HA ASSEGNATO GLI APPARTAMENTI?
SE LA COOPERATIVA NON ERA SICURA DELLE PERSONE CHE HANNO FATTO LA RICHIESTA PER AVERE L'APPARTAMENTO IN EDILIZIA CONVENZIONATA PERCHE' NON HA CHIESTO I REQUISITI IN CARTACEO PIUTTOSTO DI FAR FIRMARE L'AUTOCERTIFICAZIONE
ALLA FACCIA DELL'ESPERIENZA .UNA COOPERATIVA NON E' A SCOPO DI LUCRO? E ALLORA PERCHE' CI SONO ANCORA 87 BOX INVENDUTI? LA COOPERATIVA NON DOVEVA FARE TANTI BOX TANTI QUANTO SONO GLI APPARTAMENTI? E'POI PERCHE' SE LA PRENDE CON QUESTA AMMINISTRAZIONE QUANDO AL MOMENTO DEL "CONTROLLO"C'ER A UN'ALTRA AMMINISTRAZIONE ? PENSO CHE TUTTO QUESTO E' UNA PAGLIACCIATA DA PARTE DEL SIGNORE CHE DENUNCIA IL TUTTO SOLO PERCHE' NON E' RIUSCITO A VENDERE TUTTI GLI APPARTAMENTI? A QUESTO PUNTO DICO CHE SE ANDAVA BENE CON LE VENDITE LA COOPERATIVA NON DENUNCIAVA . IL MIO ULTIMO PENSIERO E' "IL PESCE PUZZA DALLA TESTA".

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