L'altare russo di sant'Antonio è anche un po' concorezzese

arcasantantonio.jpg(Mattinodipadova.it) L’1 giugno è arrivata in Russia, a San Pietroburgo nella Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, l’Arca che ha ospitato per 20 mesi i resti mortali di Sant’Antonio in occasione del restauro della Cappella dell’Arca. Si tratta del sepolcro in marmo, del peso di 1200 chili, realizzato nel 2008 sul disegno dell’arca trecentesca secondo l’affresco di Giusto de’ Menabuoi, donato alla Veneranda Arca di Sant’Antonio dalla ditta Margraf di Chiampo e dall’Impresa Ometto Costruzioni di Padova. Conclusi i lavori nel febbraio 2010, il Corpo del Santo è tornato nella cappella restaurata. L’Arca “provvisoria” è diventata il nuovo altare della Chiesa russa di Sant’Antonio Taumaturgo affidata ai frati minori conventuali. La donazione dell’Arca, voluta dai frati del Santo d’intesa con la Veneranda Arca di S.Antonio che ne deteneva la proprietà, ha un forte significato perché manifesterà ai fedeli di San Pietroburgo lo stretto legame tra i frati di Russia e quelli della Basilica padovana. «Alle ditte Ometto di Padova, Margraf di Chiampo, Tnr Imballaggi di Schio e alla signora Laura Fedeli di Italbaltic Group di Concorezzo, oltre alle istituzioni italiane e russe, va la nostra gratitudine perché hanno reso possibile un progetto tanto atteso in Russia» spiegano padre Enzo Poiana e Gianni Berno, presidente capo della Veneranda Arca.

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