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L'appello del Work: "Giovani, venite a lavorare"

work in progress_concorezzo.jpegConcorezzo. Tra i primi a lanciare il sasso ci sono stati Flavio Briatore e Alessandro Borghese: "i giovani non vogliono lavorare". Che sia colpa del reddito di cittadinanza o della generazione influencer, sta di fatto che soprattutto bar e ristoranti faticano a trovare personale fisso o stagionali. Prese di posizione che non hanno mancato di suscitare le proteste di chi sostiene che il rifiuto dell'offerta di lavoro sia legato a condizioni orarie e salariali inaccettabili.

Questa mattina anche il Work in progress, centralissimo bar cittadino incastonato tra via Repubblica e piazza Castello, si è unito al coro. Ngounda Gaye, titolare del locale, davanti alle telecamere di Canale 5, è stato lapidario: servono giovani che abbiano voglia di lavorare.

Certo, per chi lavora nella ristorazione sono previsti turni il sabato e la domenica e, spesso, fino alle ore piccole della notte.

Ma il salario è commisurato? Il contratto collettivo, come ogni altro contratto nazionale di lavoro, quando viene rispettato e non si paga in nero prevede diversi livelli di inquadramento. Negli alberghi un quadro dirigenziale guadagna un minimo di 2mila 850 euro lordi al mese; mentre per un dipendente di categoria 7, in cui sono inquadrati da esempio i facchini, il minimo garantito dal contratto è 1.291,81 euro lordi. Nei pubblici esercizi quali bar e ristoranti, si va da un massimo di 2.159,74 euro, ad un minimo di 1.218,50 euro. L’orario di lavoro effettivo previsto dal contratto turismo 2022 è di 40 ore settimanali.

Reddito di cittadinanza

Al 31 marzo 2022 il tasso dei posti vacanti in Italia era pari all'1,9% del totale degli occupati, quasi il massimo storico da quando sono iniziate le rivelazioni di questa grandezza (nel 2010) e pur in presenza di un tasso di disoccupazione pari all'8,3%.

Da quando è stato introdotto il reddito di cittadinanza, il tasso non solo è aumentato, ma l'aumento è avvenuto con la massima velocità passando in 2 anni da 1,4 a 1,9%. Tradotto in numeri, significa che oggi ci sono circa 115 mila posti vacanti in più rispetto a quando non c'era il Rdc. Questi dati certificano il fallimento della misura.

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