Oratorio contro Halloween: non vogliamo zucche vuote

halloween.jpegConcorezzo. Un messaggio breve ma chiarissimo per condannare la festa di Halloween. L'oratorio San Luigi, coordinato da don Stefano Buttinoni, ha scelto la pagina facebook della struttura (oltre che un passaggio dal pulpito durante la messa di due domeniche fa) per prendere le distanze dalla tradizionale festa di origini anglosassoni. "L'oratorio s. Luigi di Concorezzo è contrario alla carnevalata dell'orrore - recita il messaggio - Noi siamo illuminati dalla luce dei santi. Il loro esempio, le loro vite autentiche ci danno speranza. Noi consigliamo tutti i genitori soprattutto per ragioni psicopedagogiche di proporre ai loro figli vite belle, sane e riuscite. Vite che hanno lasciato il mondo meglio di come l'hanno trovato. Per i nostri figli: vite piene, non zucche vuote". Un messaggio che ha naturalmente aperto il dibattito tra favorevoli e contrari, e soprattutto sul lato "psicopedagogico" della vicenda.

Commenti   
0 #1 marco 2014-10-30 12:38
Per chi avesse voglia di approfondire ecco qui in bell'articolo di Gilberto Oneto
Puntualmente, ogni anno di questi tempi, i giornali si riempiono di articoli di critica e condanna della festa di Halloween, che viene considerata di importazione anglo-sassone, anti-cristiana, diseducatrice, contraria alle nostre tradizioni e consumistica.
Tutti argomenti che – tranne l’ultimo – sono campati per aria.
Già il nome, che è la contrazione di All Hallow Even (“la sera di tutte le anime riverite”), riporta alle due feste dei morti e dei santi che ne condividono il calendario. Tutte sono la sopravvivenza – appena cristianizzata – dell’antichissi ma celebrazione celtica dell’inizio del nuovo anno (detta Samain o Samonios), quando le porte fra il mondo dei vivi e quello dei morti si spalancavano per una notte. La nostra più radicata cultura popolare è ancora oggi piena di tradizioni antiche come il mondo che hanno a che fare con il pane dei morti, con le cene apparecchiate per i morti, con le castagne lasciate sul davanzale o sul tavolo per i morti, eccetera.
Da sempre e in tutti i nostri paesi la prima notte di novembre continua a essere il momento del temporaneo ritorno dei morti fra i vivi. Samain è stato adottato e cristianizzato dalla Chiesa in Ognissanti e nella ricorrenza dei defunti.
Ma non basta. La tradizione della zucca scavata a forma di testa e illuminata dall’interno non è soltanto parte del folklore irlandese, poi pervenutoci facendo il giro dall’America.


I paesi padano-alpini sono pieni di tradizioni assolutamente analoghe in cui sono sempre presenti la zucca, gli intagli antropomorfi e la candela (che riportano con evidenza al culto celtico delle “teste tagliate” e al loro utilizzo per rafforzare il collegamento simbolico fra il mondo dei vivi e quello dei morti), e l’usanza della questua di soldi o dolciumi (identica alla versione irlandese e americana). Quasi sempre le zucche intagliate in lingua locale sono dette lümere.
Se oggi questa usanza ricompare con un altro nome e ridotta a fumetto è solo perché noi non siamo stati capaci di tener vive le nostre tradizioni e accogliamo la versione caricaturale di un originale ben più nobile e bello, che abbiamo relegato in soffitta e di cui ci siamo dimenticati.
Se il tutto si è trasformato in una diseducativa boiata di fantasmi e di zombie non dobbiamo prendercela tanto con l’invadenza americana quanto con la guerra che per decenni abbiamo fatto a ogni localismo anche sul piano culturale. Arrabbiamoci semmai per la deformazione mediatica che è stata fatta di immagini antiche come il mondo. Ma non solo per Samain: ribelliamoci, ad esempio, anche contro il massacro del povero San Nicola, trasformato da Thomas Nast nell’Ottocento in un obeso pirlone, poi vestito di rosso da Haddon Sundblom per la campagna pubblicitaria del 1931 della Coca-Cola.
Non regge neppure l’accusa di essere una ricorrenza anti-cristiana perchè coincide con una delle tante feste che la Chiesa ha ereditato dal mondo pagano e rivitalizzato: è il suo bello.
Quindi la si faccia finita con le lamentazioni fuori luogo e anche un po’ ignoranti (nel senso più stretto del termine): si insegni ai nostri ragazzi che le zucche si chiamano lümere e che i morti non solo non ci devono fare paura ma che sono parte di noi. E gli si lasci la tavola apparecchiata la sera di Samain."

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