Salvini ha spento gli autovelox furbetti, ecco perché
La giungla degli autovelox con milioni di multe “ingiuste” dovute ad apparecchi non omologati è finita dopo 34 anni di attesa. La promessa del ministro Salvini è stata mantenuta.
Cosa è successo
Una riforma attesa da oltre tre decenni che cambia radicalmente il sistema dei controlli della velocità sulle strade italiane. Con l’entrata in vigore del decreto autovelox, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini porta a compimento un intervento che il Codice della strada attendeva dal 1992, introducendo finalmente una disciplina chiara sull’omologazione degli apparecchi.
Per anni la mancanza di regole precise ha alimentato dubbi, ricorsi e un acceso contenzioso giudiziario.
Migliaia di autovelox erano stati autorizzati attraverso procedure di approvazione, mentre la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che l’approvazione non equivale all’omologazione prevista dalla legge. Una situazione che ha creato incertezza sia per gli enti locali sia per gli automobilisti.
Con il decreto in vigore dal 12 luglio, questo scenario cambia profondamente. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha individuato i modelli che soddisfano i nuovi requisiti e che possono continuare a essere utilizzati, mentre gli apparecchi che non rientrano nell’elenco dovranno completare il percorso di omologazione prima di poter tornare a rilevare infrazioni.
Sono circa 3.150 gli autovelox che restano operativi, mentre circa 850 vengono temporaneamente disattivati in attesa dell’omologazione dei rispettivi prototipi. Una revisione che punta a garantire un sistema più trasparente e fondato su strumenti tecnicamente conformi.
Ma la vera novità riguarda il futuro. Da oggi ogni nuovo dispositivo dovrà essere omologato secondo procedure definite, ogni singolo apparecchio dovrà essere tarato prima dell’impiego e successivamente verificato almeno una volta all’anno. Se la taratura scade o i controlli non vengono superati, il dispositivo non potrà essere utilizzato per elevare sanzioni.
Il decreto introduce inoltre nuove garanzie sul piano tecnologico e della tutela della privacy. I dati raccolti saranno protetti attraverso sistemi di crittografia e firma digitale, mentre le immagini frontali oscureranno automaticamente i volti degli occupanti del veicolo.
Per il ministro Matteo Salvini si tratta di un risultato di particolare rilievo. Dopo 34 anni viene infatti colmato un vuoto normativo che aveva prodotto interpretazioni contrastanti e un numero crescente di ricorsi. L’obiettivo dichiarato è restituire credibilità ai controlli della velocità, eliminando ogni dubbio sulla regolarità degli strumenti utilizzati e rafforzando il principio secondo cui gli autovelox devono rappresentare un presidio di sicurezza e non un mezzo per fare cassa.
«Si mette fine a una giungla», ha dichiarato Salvini, sottolineando come il nuovo sistema punti a distinguere gli strumenti realmente conformi da quelli privi dei requisiti richiesti. Una linea che il Ministero considera fondamentale per ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Naturalmente il confronto giuridico non è destinato a esaurirsi. Alcuni esperti ritengono che potranno continuare a essere presentati ricorsi, richiamando il consolidato orientamento della Corte di Cassazione sulla distinzione tra approvazione e omologazione. Saranno quindi i giudici a valutare l’impatto concreto del nuovo decreto nei singoli procedimenti.
Sul piano politico, però, il provvedimento rappresenta uno dei risultati più significativi ottenuti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in questa legislatura. Una riforma attesa da oltre trent’anni che introduce regole certe, definisce standard uniformi e ridisegna il sistema dei controlli della velocità in Italia, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza, certezza del diritto e sicurezza sulle strade.
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