Alessandra Brambilla torna al cineteatro San Luigi

alessandra_brambilla2.jpgConcorezzo. Davanti lo spettro della morte. Intorno un inno alla vita che riemerge negli affetti veri e nei ricordi, attingendo alla lezione dei Sepolcri di Ugo Foscolo. "Non si può morire ballando" è una pellicola da vedere, un film che sgombera il campo dalle facili riflessioni sulla malattia per mettere in gioco due diversi punti di vista, inscindibilmente collegati: quello di un fratello, alle prese con una malattia inesorabile, cosiddetta delle "cellule dormienti", e quello dell'altro fratello, che lo veglia in ospedale. Ed è così che si affronta il rapporto con la malattia attraverso l'elogio del ricordo: rivivendo le emozioni di una vita, come il primo bacio, un amore importante o l'abbraccio di una mamma. Quelle emozioni che fanno vibrare il cuore, tremare l'anima, e magari risvegliare le cellule appisolate in fondo al cuore di Gianluca. Un film poetico e a tratti anche grottesco, che, con una punta di drammaticità, si rivela un inno alla vita.

Il 10 febbraio la pellicola sarà proiettata al San Luigi e sarà l'occasione per rivedere all'opera l'artista e attrice concorezzese Alessandra Carola Brambilla che, con il regista Andrea Castoldi, è già stata protagonista di Vista Mare (Vista Mare, prima nazionale per l\'attrice Alessandra Brambilla).

Diplomata in arte, Alessandra Carola Brambilla, comincia il suo percorso attoriale in numerosi set pubblicitari. Dopo aver concluso l’Accademia di Cinema di Giancarlo Caremoli nel 2014, ha recitato nel 2015 come coprotagonista nel film "Vista Mare" per la regia di Andrea Castoldi. Con lo stesso regista ottiene una parte nel film “Non si può morire ballando”, che sarà proiettato al CineTeatro San Luigi di Concorezzo il 10 febbraio 2020. È anche cabarettista, collabora con comici di Zelig e Colorado. Nel frattempo continuano le sue collaborazioni con due canali YouTube. Esperimenti sociali con l’artista Kiko.Co e per un canale russo, Kuzno, che fa parte delle top tendenze social in Russia. 

IL FILM

Italia, da qualche parte.

Due fratelli vivono il dramma di una malattia da un'angolazione diversa dello stesso letto di un ospedale. Uno, è seduto su una sedia. L'altro, su quel letto ci è sdraiato sopra da settimane.

La dipartita di Gianluca è a tre mesi di distanza, una malattia rara chiamata “le cellule dormienti”, di cui non si conosce la cura, dalla quale non si puo' tornare indietro.

Mentre il tempo galoppa inesorabile, Massimiliano si rende conto che forse non è ancora tutto perduto. Attraverso un libro, tra le pagine affiora una teoria, un metodo, una cura. Forse solo una bella favola d'amore....

Affrontare il rapporto con la malattia attraverso l'elogio del ricordo: rivivendo le emozioni di una vita, come il primo bacio, un amore importante o l'abbraccio di una mamma. Quelle emozioni che fanno vibrare il cuore, tremare l'anima, e magari risvegliare le cellule appisolate in fondo al cuore di Gianluca.

Un film poetico e a tratti anche grottesco, che, con una punta di drammaticità, si rivela un inno alla vita.

NOTE DI REGIA:

Non si può morire ballando nasce da un'esperienza personale che ho voluto raccontare con gli occhi di chi sta seduto sulla sedia di fianco al letto di un ospedale.

Anch'io come Massimiliano ho sentito in quel lungo periodo la fragilità dell'uomo, l'impossibilità al rimedio e la totale inadeguatezza alla situazione.

Il film viaggia su binari paralleli; da una parte la concretezza della medicina e dall'altra i colori dell'amore.

Ho voluto simboleggiare Il corridoio nel film come la parte più rappresentativa, scandisce la distanza tra la vita e la morte ed è raccontato con lentezza e profondità.

Ogni volta assume un significato diverso.

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