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Salario minimo, Redaelli bacchetta la sua Cisl

gianluigi redaelli.jpgRiceviamo e pubblichiamo

Salario minimo, perché non sono d’accordo con il mio sindacato, la Cisl.

 

Ritengo che alle condizioni attualmente presenti nel nostro Paese in tema di rapporti di lavoro, la definizione di un salario minimo oltre ad essere un tema importante è assolutamente necessario e indispensabile, anche se questo è solo uno dei problemi legati al nostro mercato del lavoro..

 

A mio modo di vedere, il tema del salario minimo si lega direttamente a quello della precarietà nelle sue forme più variegate che si sviluppa in “una giungla” di rapporti di lavoro che appare sempre più evidente, penso a tutto il mondo delle partite IVA  false o vere che siano, dei lavoratori sfruttati e mascherati da stagisti, il mondo degli interinali e la lista può continuare.

 

Per farmi capire cito alcune esperienze che ho conosciuto da vicino ma che sono patrimonio di tantissime persone che le vivono direttamente su di sé o su un loro familiare, conoscente, ecc..

 

Un giovane viene assunto con un contratto di stage che prevede l’affiancamento con un proprio “tutor” che lo aiuterà ad apprendere la mansione che dovrà poi svolgere all’interno di quell’azienda. Peccato che da subito il rapporto ha uno sviluppo molto diverso da quanto scritto e sancito nel contratto stesso, il tutor lo affianca il primo giorno di impiego con lo stage poi non lo segue più e lo stagista viene lasciato da solo a svolgere (di fatto) una mansione prevista dal CCNL del settore ma con il costo e pagata con il contratto di stage. Altro paradosso, il giovane si dimostra sveglio e capace e riceve la fiducia dei titolari dell’azienda (restando stagista) e gli vengono affidati compiti e mansioni autonome e di responsabilità, inoltre dopo poco tempo siccome l’attività si svolge su orari differiti di entrata ed uscita, quando lui deve iniziare il mattino presto si ritrova ad avere le chiavi per aprire l’azienda, in qualche caso trovandosi ad operare da solo all’interno.

 

Altra esperienza vista da vicino mentre facevo volontariato nel settore della cultura e dei beni museali, mi imbatto con giovani laureati che di fatto svolgono mansioni similari ma sono assunti e hanno l'applicazione di CCNL diversi tra di loro (alcuni il contratto del Commercio altri quello dei servizi fiduciari) creando in questo modo discrepanze, divisioni e difficoltà a questi dipendenti di organizzarsi tra di loro per difendere i loro diritti.

 

Senza parlare del mondo variegato della logistica, dove si apre il problema dei subappalti e delle cooperative, tra l’altro il tema delle false cooperative è molto più esteso; il salario minimo potrebbe porre dei limiti a questi soprusi.

 

Lo so, anche da esperienza diretta (sono stato responsabile sindacale nei settori tessile, chimico, farmaceutico, metalmeccanico) che ci sono contratti nazionali che rispondono alla necessità del giusto reddito. Molto probabilmente bisogna ragionare sulle difficoltà dei rinnovi, di alcuni vincoli introdotti con le cosiddette politiche dei redditi (l’Italia è l’unico Paese con i salari diminuiti) ma anche con il fatto di come vengono poi applicate nelle singole realtà aziendale i contratti di lavoro previsti.

 

Contratti nazionali che in Italia si contano fino a 900 (da più tempo si parla di ridurli ma in questi anni sono addirittura aumentati) tra questi ce ne sono alcuni (ad esempio quello dei multiservi) che hanno minimi molto bassi e poi c’è il tema dei famigerati contratti pirata; vi è sicuramente la necessità di fare ordine in questa situazione.

 

Serve una norma legislativa che tenga conto dell’equilibrio e del rapporto con la contrattazione fatta dai sindacati maggiormente rappresentativi con le controparti imprenditoriali ma che cerchi di dare le risposte ad un mondo del lavoro ancora fortemente sommerso, in particolare nel mondo dei servizi, del turismo e di alcune delle piccole realtà.

 

C’è una grossa fetta del mondo del lavoro che oggi viene escluso da alcune tutele e il salario minimo (anche se la direttiva europea non è da sprone per l’Italia) può fornire uno strumento utile in più per affermare la tutela per queste lavoratrici e lavoratori.

 

 

Gigi Redaelli ex sindacalista Cisl (già segretario generale Fim Cisl Monza e Brianza)

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