Napoli contro Brambilla, nuovo capitolo

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Gian Luca Brambilla scrive al sindaco di Napoli Luigi De Magistris dopo che il Comune partenopeo ha annunciato di voler querelare l'imprenditore concorezzese (Campanilismi, se Napoli querela il Brambilla).

Ecco la lettera.

Egregio Sindaco De Magistris,
supponendo spetti a Lei decidere se denunciarmi o meno per le parole che ho pronunciato in una emittente nazionale, mi permetto di scriverLe queste poche righe. Desidero chiarire il pensiero complesso che ho tentato di esplicitare in pochissime battute nel corso della puntata di Agorà. Per favore, riveda tutta la trasmissione prima di decidere. Non estrapoli solo una mia battuta finale.
Sarei venuto volentieri di nuovo a Napoli per chiarire di persona ma sono ricoverato in ospedale e quindi con notevoli restrizioni. Qui, nel reparto psichiatrico del San Raffaele di Milano, dedicato ai Disturbi Alimentari, il mondo non entra senza chiedere il permesso. Qui curano le malattie connesse tra l’Uomo e la Società circostante quando queste malattie si manifestano nel rapporto con il cibo. Nello stesso reparto ci sono dalle ragazzine di dodici anni gravemente sottopeso agli uomini adulti ricoperti di grasso, come il sottoscritto. Agli scienziati che ci stanno curando ho chiesto il perché di tanta inusuale promiscuità e la risposta è stata disarmante: “Avete la stessa malattia ma siete diversi per come reagite!”. Siamo esseri umani identici, uomini, donne e bambine, con la stessa identica dignità e gli stessi identici diritti, ma il problema che ci accomuna, uguale per tutti, ci ha reso “enormemente diversi l’uno dall’altro”.  Abbiamo la stessa malattia ma reagiamo, ci comportiamo secondo tre modalità completamente diverse che si chiamano anoressia, bulimia e B.E.D.
Risultato: siamo diversi! Verremo curati tutti allo stesso modo? Ovviamente no!
Sono certo che uno dei milioni di azzeccagarbugli italiota vedrebbe nelle differenze di trattamento dei malati un motivo di grande discriminazione degno di denuncia giudiziaria. Come se esistesse solo la Verità Giudiziaria. La realtà, Signor Sindaco, è che siamo diversi. E la “diversità” va riconosciuta e non giudicata con le categorie della superiorità o dell'inferiorità, del meglio o del peggio, del più o del meno. Le terapie mediche, come le decisioni politiche, non devono essere prese in modo pedagogico, pietistico o punitivo. Le soluzioni devono riconoscere le differenze nella realtà, di qualsiasi natura esse siano, comprese quelle culturali, abitudinali, genetiche e, se mi è consentito dire, anche quelle antropologiche. Nel reparto dei Disturbi Alimentari mi somministrano libertà e restrizioni completamente diverse da quelle che i medici mi hanno propinato negli ultimi quarant’anni, con effetti yo-yo sul mio peso devastanti. I professori del San Raffaele spero abbiano finalmente compreso la “mia realtà”.
Signor Sindaco, io non denuncerò i dietologi che hanno contribuito a farmi pesare centocinquanta chili ma Lei è libero di farlo con me. Sappia sin d’ora che quando la Sentenza del Tribunale sarà a mio favore, non mi sentirò legittimato a pronunciare offese “razziste” nei confronti dei napoletani perché non è la mia tesi!
Invece le propongo di costituire un Grand Jury, chiamando i migliori Antropologi, Sociologi e Psicologi Sociali per aprire un Gran Dibattito sulle incredibili bio diversità umane presenti nel nostro Paese. Questo mi aiuterà a capire perché un regista come Paolo Virzì giri un film come “Il Capitale Umano” e lo ambienti nella mia terra, la Brianza, e non a Napoli. Scelga i brianzoli come sfondo al cinismo, all’avidità, al desiderio smodato di arricchimento che trascende ogni valore umano e non i napoletani. Nessun intellettuale di sinistra che scriva sul Corriere della Sera, su la Repubblica o il Mattino di Napoli, ha speso una parola a difesa dei brianzoli. In questo caso, per i soloni non si è trattato di razzismo. I polentoni del Nord, poi, non hanno certo tempo da perdere in queste schermaglie da cineforum. Invece se ILBRAMBILLA afferma che i napoletani hanno diritto a dire che vorrebbero fare come gli automobilisti tedeschi che non pagano l’autostrada, finisce per essere addirittura accusato di razzismo!
Ecco, Signor Sindaco, come vede, sono io che le chiedo aiuto! Sono io che le chiedo di aiutarmi a far capire che la diversità, la “cifra di un popolo”, è una ricchezza e non un tratto distintivo per banali luoghi comuni o per insulti razziali. Questa cifra va identificata, pesata, analizzata culturalmente e non giudiziariamente, perché l’eventuale cura, come fanno qui al San Raffaele, sia adatta per quel gruppo sociale e non corretta in astratto.
Attendo sue e mi saluti Napoli che io amo.
ILBRAMBILLA
p.s. la vignetta di Ellekappa su La Repubblica di oggi, sabato 13 ottobre, sarà oggetto di Querela da parte del suo Sportello Comunale? La satira basata sulla "cifra di un popolo" è esclusa? Invitiamo anche Ellekappa e La Repubblica a sedersi al tavolo degli imputati del Grand Jury.

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