Estorsione da 300.000 euro, metodi mafiosi in Brianza
Monza. Metodi mafiosi, estorsioni colossali e due cittadini originari di Reggio Calabria in manette. La ‘ndrnangheta continua a farsi sentire in Brianza dove, negli anni passati, sono state messe a segno importanti retate per sgominare.
Nelle prime ore di giovedì 15 gennaio 2025, nella provincia di Monza Brianza, i militari del Nucleo
Investigativo del Comando Provinciale di Monza Brianza, con il supporto dell’Arma territoriale
competente per territorio, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare
personale della custodia in carcere – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano su richiesta della
Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia di Milano – nei confronti di 2
soggetti di nazionalità italiana, entrambi originari della provincia di Reggio Calabria, indagati
per il reato di estorsione consumata in concorso di persona con l’aggravante del metodo mafioso
poiché in concorso tra loro, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con violenza e minaccia hanno
costretto la persona offesa a consegnare loro in più tranches una somma di denaro non inferiore di €
250.000, nonché due orologi di pregio del valore di € 50.000.
Agli indagati sono state contestate le aggravanti di aver agito in più persone riunite e di aver
commesso il fatto da parte di soggetto che ha fatto parte di associazione di tipo mafioso e con
l’ulteriore aggravante di aver agito avvalendosi del metodo mafioso – in particolare, al fine di incutere
maggiore timore nelle vittime. I due avrebbero agito utilizzando il tipico modo di agire di quelle
organizzazioni, quali la presenza di più soggetti, l’estensione delle minacce, anche di morte, ai
familiari della parte offesa, l’evocazione della vicinanza e/o parentela con soggetti appartenenti ad
ambienti di criminalità organizzata denominata ‘ndrangheta, cui uno dei destinatari della misura ha
fatto parte quale partecipe alla Locale di Seregno.
L’indagine trae origine dalla denuncia presentata dalla vittima nell’ottobre del 2025 dopo che, a
seguito dell’escalation delle minacce rivolte a sé e ai suoi familiari, i due indagati lo avevano indotto
a cambiare numero di telefono e lasciare la propria dimora per sottrarsi alle loro richieste.
Le investigazioni, consistite nella raccolta di molteplici testimonianze e acquisizioni documentali e
informatiche, hanno permesso di accertare che:
− la pretesa economica sarebbe sorta a fronte di un prestito iniziale di € 25.000, quale investimento
nell’attività della vittima, commerciante di orologi di lusso;
− i due indagati hanno seguitato e continuato ad avanzare, mediante minacce, pretese restitutorie
ingenti, e in parte pretese a titolo di interessi con un tasso che, considerato il breve tempo decorso,
è all’evidenza qualificabile come tasso usurario;
− uno degli indagati, già condannato per associazione di tipo mafioso, estorsione e ricettazione, in
alcune circostanze ha raccontato alla vittima le proprie vicissitudini giudiziarie, evocando la forza
intimidatrice delle successive minacce di morte poi estese anche ai familiari;
− in molteplici occasioni gli indagati si erano presentati presso il luogo di dimora della vittima e dei
suoi familiari minacciandolo o inviando sul suo telefono contenuti multimediali con minacce.
Si precisa che gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.









