Torna l’ora solare: non tutti la vogliono
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare. Alle 3 del mattino le lancette dovranno essere riportate indietro alle 2: si dormirà un’ora in più, ma le giornate sembreranno accorciarsi, con il buio in arrivo prima nel pomeriggio. Smartphone, computer e dispositivi connessi si aggiorneranno generalmente in automatico: per tutto il resto, per fortuna, bisognerà utilizzare un po’ di sana manualità.
Il cambio dell’ora nasce storicamente da una necessità concreta: sfruttare meglio la luce naturale e ridurre il consumo di energia. L’idea fu proposta da Benjamin Franklin nel Settecento e ripresa nei primi del Novecento; l’adozione moderna dell’ora legale risale alla Prima guerra mondiale, quando diversi Paesi europei la introdussero per risparmiare combustibili. In Italia arrivò nel 1916, mentre l’alternanza regolare tra ora solare e legale è stata coordinata a livello europeo nel tempo, fino alla disciplina comune oggi vigente.
Da anni, tuttavia, il sistema è contestato. Nel 2018 la Commissione europea avviò una consultazione pubblica: la maggioranza dei partecipanti si dichiarò favorevole a eliminare il cambio semestrale. Nel 2019 il Parlamento europeo votò per superarlo, ma il Consiglio dell’Unione non ha raggiunto un accordo definitivo. Perciò, anche nel 2026, il calendario resta invariato.

I nodi sono soprattutto tre. Il primo riguarda l’energia: mantenere l’ora legale tutto l’anno potrebbe favorire la luce serale, ma il risparmio effettivo dipende dai consumi e dalle abitudini. Il secondo è la salute: spostare l’orologio può disturbare temporaneamente sonno e ritmi biologici, mentre l’ora permanente scelta può incidere sull’esposizione alla luce mattutina. Il terzo è economico e politico: trasporti, commercio e comunicazioni richiedono regole coordinate tra Paesi.
In Italia il tema è tornato al centro dell’attenzione parlamentare: il 1° ottobre la Camera ha approvato in commissione un documento conclusivo sull’impatto dell’ora legale permanente, senza individuare una soluzione condivisa. La questione, dunque, non è soltanto se spostare le lancette, ma quale orario adottare stabilmente e con quali conseguenze per cittadini, imprese e salute.
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