Maxi operazione della Finanza in tutta la Brianza

 

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Monza. Sequestrato beni e conti per un valore di 95milioni di euro ed eseguite 30 ordinanze nei confronti di altrettanti noti personaggi della politica, imprenditoria e persino in ambito giudiziario. L'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Monza è stata denominata “Domus aurea”, come la casa di Nerone a Roma. Le accuse vanno dalla bancarotta fraudolenta, alla frode fiscale, al riciclaggio.

IL BLITZ

I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Monza hanno dato esecuzione, questa mattina, a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Gip di Monza nei confronti di 30 persone – residenti nelle province Milano, Monza e Brianza, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria – indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e corruzione.

A DARE IL PRIMO IMPULSO UNA LISTA CIVICA

Le indagini sono scaturite da un esposto, presentato nell’ottobre 2014, presso la Procura della Repubblica di Monza dalla lista di opposizione "Correzzana viva" riguardante  un presunto episodio corruttivo, risalente al 2010, riguardante un Comune brianzolo, più precisamente Correzzana. Su delega della locale Autorità Giudiziaria, le Fiamme Gialle hanno iniziato accertamenti, anche di natura tecnica, rilevando una pluralità di condotte illecite, sia di carattere fiscale sia in materia fallimentare, poste in essere nella gestione di circa 40 società appartenenti ad un gruppo societario facente capo ad un noto imprenditore edile operante nella provincia di Monza e Brianza: Giuseppe Malaspina, titolare della Gimal che un tempo aveva sede anche a Vimercate e che è coinvolto anche nella nota vicenda dell'ecomostro di Villasanta.

LE INDAGINI

L’esame della documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni effettuate dai Finanzieri presso le sedi delle società coinvolte, insieme agli accertamenti bancari ed alle intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di appurare come l’imprenditore arrestato avesse, nel corso degli anni, organizzato la propria struttura aziendale grazie all’apporto qualificato di professionisti e consulenti compiacenti, nonché avvalendosi di una folta schiera di “prestanome”, al fine di occultare la reale riconducibilità dei propri beni. L’attività investigativa ha accertato, nel suo complesso: - il sistematico ricorso all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte delle società dell’imprenditore per un ammontare di circa 95 milioni di euro; - "distrazioni patrimoniali" per un valore pari a circa 234 milioni di euro.  Le risultanze investigative portate avanti dalla Finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Monza con il pm Salvatore Bellomo, hanno portato all’emissione da parte del Gip (come si diceva) di misure cautelari personali nei confronti di 30 indagati, dei quali 9 destinatari di custodia cautelare in carcere, 12 degli arresti domiciliari, 1 dell’obbligo di dimora, 5 dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 3 del divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali per la durata di 12 mesi. In relazione ai reati contestati, il Gip di Monza ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo di 28 unità immobiliari, quote societarie e disponibilità finanziarie, oggetto di distrazione, per un valore complessivo di 9,3 milioni di euro e  finalizzato alla confisca fino a concorrenza dell’importo di circa 10 milioni di euro, corrispondente all’imposta evasa. 

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