April 21, 2026
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Nel Medioevo Concorezzo fu una capitale eretica

Concorezzo. Concorezzo fu a suo modo capitale. Non tutti lo sanno. Recentemente la notizia è tornata alla ribalta per opera si una pagina social che utilizza l’intelligenza artificiale (anche la nostra foto di copertina è prodotta con AI, per ovvi motivi di mancanza di foto dell’epoca), ma gli studi più approfonditi sul tema sono stati svolti dal compianto Ercole Gerosa e dall’Archivio storico di via Santa Marta.

Nel Basso Medioevo, intorno al XII secolo, la nostra comunità fu letteralmente contagiata dall’eresia dei Catari. Dei 4000 “perfetti” (così venivano chiamati coloro che richiamavano l’esigenza di un drastico ritorno a una vita in purezza), ben 1500 si stabilirono nel borgo che si trasformò nella principale chiesa catara di Concorezzo.

 

 

I “poveri di Concorezzo”, così come tutti gli aderenti all’eresia, contestavano alla Chiesa dell’epoca i fenomeni di corruzione e pretendevano una sorta di purificazione sia dal punto di vista sociale che religioso. Fecero loro l’auspicio dei primi promotori che si svilupparono nel Sud della Francia, in Linguadoca, reclamando gli insegnamenti più essenziali del Vangelo.

In genere i catari si stabilirono nei cosiddetti castra o borghi castrali, piccoli villaggi fortificati che dall’anno Mille sorsero al riparo dei castelli feudali.

Il credo era di stampo manicheo: da una parte il Bene, dall’altra il Male. Per rifiutare il male andavano scacciate autorità che non fosse il Dio buono e vero e tante impurità, a partire da cibi che non fossero naturali come frutta e verdura (vegetariani ante litteram).

La scelta di Concorezzo fu legata anche a motivi commerciali. Molti catari erano commercianti di stoffe e il borgo dove venivano prodotti gli aghi (i concorezzesi sono soprannominati gugiroeu, da qui la benemerenza civica della Gugia dòra, l’ago d’oro) era un approdo molto interessante.

La fine “violenta” dell’eresia in Italia

Probabilmente l’eresia sarebbe stata destinata a esitinguersi da sè, ma un fatto di cronaca nera accelerò la volontà della chiesa di mettere fine ai “poveri di Concorezzo”.

“La volontà di contestare il crescente potere della Chiesa di Roma, che si esprimeva per l’appunto anche attraverso l’Inquisizione stessa, portò nel 1252 all’assassinio del frate domenicano Pietro da Verona, inquisitore di Como e Milano, ucciso dal sicario cataro Carino de Balsamo in località Faroa vicino a Barlassina – come racconta nei dettagli l’Archivio storico di Concorezzo –  L’assassinio di Pietro, che fu canonizzato un anno dopo la morte, fu organizzato dal nobile Stefano Confalonieri di Agliate, figura eminente della chiesa catara concorezzese, tra i cui avi vi era il vescovo Ansperto di Milano.
Subito dopo il martirio di Pietro da Verona, a difesa della Chiesa di Roma intervenne il podestà di Milano, Oldrano da Tresseno, che operò grandi stragi di catari ed eretici. Malgrado ciò, sia il Confalonieri, sia lo stesso uccisore Carino, catturato ma subito fuggito di prigione, e che terminò l’esistenza addirittura in un convento domenicano “in fama di santità”, sfuggirono alla pena capitale. Tuttavia sarebbe erroneo ritenere che il fenomeno cataro, estintosi in Italia ai primi del ‘300, sia scomparso a causa dell’Inquisizione”.

La repressione dei Catari fu una vera e propria crociata, sia in Francia che in Italia e durò quasi un secolo.

La lotta contro i catari concorezzesi fu guidata dal Podestà Oldrado da Tresseno che avviò una cruenta repressione usando come avamposto la Chiesa di S. Eugenio.

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