Urbanistica Milano, revocati gli arresti domiciliari a Pella
Concorezzo. Non è propriamente un colpo di scena, ma sicuramente è una notizia che dà delle indicazioni sul prosieguo dell’inchiesta che ha travolto la Milano di Beppe Sala.
Tra una quarantina di giorni si sapranno le esatte motivazioni che hanno portato alla revoca degli arresti domiciliari per Federico Pella, architetto concorezzese e fondatore della J+S, tra le sei persone ritenute al centro di un sistema per gestire la riqualificazione e la progettazione urbanistica del capoluogo lombardo.
Di certo si sa che la decisione del Tribunale del Riesame è legata al fatto che non si parla più di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio ma di più “semplice” corruzione per esercizio della funzione. Per l’ex assessore Giancarlo Tancredi, per il presidente della Commissione Paesaggio del Comune, Giuseppe Marinoni, e per Pella è stato di fatto siglato il ritorno in libertà ma con le misure interdittive dai pubblici uffici della durata di un anno.
La corruzione per esercizio della funzione punisce chi si mette a disposizione del privato.
A Marinoni è stato imposto il divieto temporaneo di contrattare con la PA e l’interdittiva dallo svolgere la professione di architetto, attività imprenditoriale o ricoprire uffici direttivi di società e imprese. Misura identica, sempre per un anno, per l’ex manager della J+S Federico Pella (si è dimesso da tutti gli incarichi).
Poche ore prima della decisione del Riesame, l’avvocato di Pella, Marco Messora, aveva dichiarato: “Abbiamo rappresentato quelle che sono le nostre valutazioni al tribunale del riesame. Non c’è dal nostro punto di vista nessun patto corruttivo, né sistemico, né addebitabile all’architetto Pella. Non ci sono condotte illecite dal punto di vista penale dell’architetto, abbiamo prodotto documenti a sostegno di quelle che sono le nostre tesi, confidiamo nell’accoglimento del ricorso. Il mio assistito è molto dispiaciuto della situazione in cui si trova, dalla quale si ritiene completamente estraneo. Confidiamo di poterlo dimostrare, però parlando dentro alle aule, come siamo abituati”.









