July 25, 2024
#Cultura

Queste cabine non le vedrete mai più

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cabine_tim.jpgEra il 1952, più precisamente il 10 febbraio, quando venne installata la prima cabina telefonica in Italia. In Piazza San Babila a Milano la STIPEL – acronimo di Società telefonica interregionale piemontese e lombarda, operante tra il 1925 e il 1964 e poi confluita nella più nota SIP – posò la prima struttura di ferro e vetro a copertura di un telefono pubblico.

Pima di allora erano esclusivamente installati presso gli esercizi pubblici, come ad esempio nei bar e nelle edicole o nei Posti Telefonici Pubblici (PTP) di cui alcuni probabilmente ricordano l’iconica insegna gialla a forma di combinatore a disco al centro del quale troneggiava la cornetta del telefono.

Sembra trascorso un secolo, eppure, “appena” 70 anni ci dividono da quel momento che sancì una rivoluzione non solo nei consumi comunicativi degli italiani, ma anche nell’assetto paesaggistico delle nostre città. 

Anche il cinema contribuì a immortalare la cabina telefonica nell’immaginario culturale italiano: da Renato Pozzetto in Mani di Fata (la cabina da cui chiama per cercare un lavoro è proprio la nipote di quella installata appena 30 anni prima, la pellicola è infatti del 1983) e ancora ne Il ragazzo di campagna, in cui contatta un giovanissimo Massimo Boldi, alla coppia Proietti-Montesano che in Febbre da Cavallo danno vita a una della più celebri mandrakate ai danni del macellaio, ribattezzato Manzotin.

Ma c’è anche una dimensione personale: chi può negare di non avere mai trovato rifugio dalla pioggia riparandosi in una cabina o aver fatto una telefonata per avvisare di aver fatto tardi e rassicurare i propri genitori?

Ecco questi sono solo alcuni degli esempi per comprendere quanto la cabina telefonica appartenga al bagaglio identitario di ognuno di noi, almeno da una certa età in poi.

Infatti, con l’avvento e propagazione su larga scala del telefono cellulare il ricorso alla telefonia pubblica è diventato via via sempre meno necessario, trasformando questi spazi pubblici in luoghi abbandonati a sé stessi e scarsamente utilizzati.

Propria sulla scorta di questa appurata sostituzione tecnologica Tim, secondo quanto stabilito da Agcom ossia l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, da maggio 2023 non è più tenuta a garantire il servizio pubblico ed è autorizzata a smantellare le 16.073 postazioni di telefonia stradale che ancora oggi sono ubicate sul territorio nazionale. Prima di procedere però Tim dovrà verificare che vi sia idonea copertura mobile in corrispondenza della postazione che vuole dismettere.

Discorso diverso invece per le postazioni che si trovano in prossimità degli ospedali con almeno dieci posti letto, delle caserme con 50 dipendenti, delle carceri e dei rifugi di montagna in cui la copertura telefonica non è sempre assicurata al 100% e dunque gli utenti potrebbero aver necessità di far ricorso ancora alla telefonia pubblica.

In ogni caso, almeno 30 giorni prima della dismissione di una postazione telefonica pubblica stradale TIM dovrà affiggere un cartello in cui chiarisce all’utenza la data di affissione dello stesso, ma soprattutto la data a partire dalla quale la cabina sarà dismessa, nonché informazioni utili a individuare la postazione più vicina ancora disponibile.

Un pezzetto di storia se ne sta andando è vero – anche se piccoli gesti ci permettono di conservarne la memoria, come ad esempio i numerosi progetti di BookCrossing sparsi in tutta Italia – ma se vedi una cabina telefonica per strada fotografala, potrebbe non capitarti più, e magari un giorno potrai dire: “Una volta telefonavamo da lì!”