Il commosso ricordo del dottor Galbiati

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Concorezzo. "Ieri ci ha lasciato il dottor Galbiati. Una splendida persona e un grande medico, di quando i medici erano persone serie, per intenderci". Inizia così il sentito e commosso ricordo che prende forma nelle parole del collega, dottor Antonio Lice.

"Attaccatissimo al suo lavoro, non l’ha mollato neppure una volta andato in pensione, continuando a vedere gratis molti suoi pazienti: la dedizione alla sua professione era encomiabile, seconda solo all’instabilità della sua dentiera. Era anche maniaco dell’aggiornamento: ai corsi la prima domanda era sempre la sua. Spesso anche la seconda. E la terza. Ma noi lo amavamo lo stesso, dopo che aveva smesso di farne. Mi ha rivelato Lorenzo, suo figlio e anche lui collega, che potendolo accudire di persona a casa, ha preferito non togliere un letto di ospedale a favore di qualcuno più giovane. Il frutto non cade lontano dall’albero, vero Lorenzo? Adesso papà è con la mamma e credo che dovremmo delle scuse a quella povera donna per non essere riusciti a trattenerlo ancora un po’. Mancherà a tutti, quel puntiglioso, irascibile, carissimo dottor Galbiati".

Il dottor Piero Galbiati, stimato e amato da tutti i concorezzesi, aveva perso la moglie in un drammatico incidente lungo la Monza-Trezzo.

Anche l'ex assessore Fabio Ghezzi ha voluto ricordarlo personalmente. “In questo momento di smarrimento e di apprensione per il nostro paese, la nostra comunità, tutto il paese e il mondo intero, di fronte alla preoccupazione e il dolore per la malattia di nostri cari, amici e conoscenti, desidero ricordare a poche ore dalla scomparsa il dottor Galbiati – ha dichiarato Ghezzi – E’ stato per decenni il medico della nostra famiglia. L’unica parola che posso dire è: grazie. Ha sempre seguito tutti noi, e tutti i suoi pazienti, con una abnegazione e un senso del dovere che si racchiude solo nel senso di una missione. Non esisteva ora, occasione, giorno o circostanza per cui non si precipitasse ad assistere a domicilio chi ne avesse bisogno. Puntiglioso, a tratti anche ruvido, integerrimo. Lo ricordo come fosse ieri giungere presso la nostra abitazione, giorno dopo giorno, nelle ultime settimane di malattia di mia nonna paterna. Non ha mai accettato alcuna offerta, che rifiutava senza sconti: “Sono già pagato dallo stato, per fare il mio lavoro.” Desidero unirmi al dolore della famiglia, e unirmi nella preghiera per tutti i concorezzesi, fra cui l’amato don Pino Marelli, che vivono queste ore buie e di prova, come ha appena ricordato Papa Francesco nel messaggio Urbi et Orbi. Apriamoci alla speranza”.

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