Qui riposa il beato Rainaldo da Concorezzo, il vescovo che assolse i Templari

beato_rainaldo_tomba.jpgConcorezzo. Rainaldo (o Rinaldo) da Concorezzo un posto nella storia sel'è ritagliato. Vescovo di Ravenna ai tempi di Dante (quasi certamente i due si conobbero e si incontrarono), il religioso concorezzese guidò la diocesi romagnola dal 19 novembre 1303 al 18 agosto 1321, anno il cui morì anche il sommo poeta fiorentino. Rainaldo fu protagonista del celeberrimo processo ai Templari con cui la Chiesa cercò di porre fine all'ordine cavalleresco e di impossessarsi dello sterminato patrimonio. Non solo il beato Rainaldo assolse i Templari ma, anticipando Cesare Beccaria, si rifiutò di far utilizzare la tortura per estorcere confessioni non veritiere (per saperne di più leggi qui).

Per la sua sepoltura venne utilizzato un antico sarcofago risalente alla prima metà del V secolo e con incisa la scritta: «Sepultus est in monumento ex marmore in aede Ursiana». Il sarcofago si trova nel Duomo di Ravenna (al beato concorezzese sono dedicati anche dei giardini pubblici), lungo la parete sinistra della Cappella della Madonna del Sudore. La tomba ospita la raffigurazione di Cristo, seduto su un trono sovrasta una roccia dalla quale sgorgano i fiumi paradisiaci Pison, Ghicon, Tigri ed Eufrate. 

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"La ricognizione effettuata dall’Arcivescovo Morganti nell’aprile del 1908 - scrive nel suo blog lo studioso Giovanni Gardini - è stata l’ultima di una serie di ispezioni della sepoltura venerata. La prima ricognizione avvenne sotto l’episcopato di Giulio Feltrio della Rovere (1566-1578): Girolamo Rossi nelle Historiarum Ravennatum riporta le parole dell’arcivescovo che ricordava di aver visto il corpo «integrum, ac penè recens, promissa barba, statura procera, ingenua forma, & specie ad dignitatem apposita inventum est»[3]. A questa, seguì la ricognizione di Pietro Aldobrandini (1604-1621), poi quella di Luigi Capponi (1621-1645), il quale raccolse le spoglie mortali del beato Rinaldo in una cassetta lignea dopo che l’acqua, durante l’inondazione del 1636, raggiungendo una considerevole altezza, entrò nel sarcofago compromettendo l’integrità della sepoltura".

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