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32anni alla Star, licenziato per la mascherina

agrate_star_1.jpegConcorezzo. 32 anni in fabbrica, alla Star. Il primo ingresso a 18 anni poi, alcuni giorni fa, la doccia gelata, il fulmine a ciel sereno: licenziato per non aver indossato correttamente la mascherina di protezione. C'è anche Ignazio Ficara, 50 anni, residente in città, tra i due operai licenziati quest'anno dalla Star di Agrate Brianza, ora in mani spagnole, in base alle norme relative al contrasto della diffusione del Covid. Per i sindacati si tratta di misure che celano "altro", motivo per cui viene chiesto il reintegro. Dall'altra parte la Corte di Cassazione ha già dichiarato, in particolare in una sentenza del 7 luglio 2016 (n. 14-26388), che il mancato rispetto delle norme di sicurezza relative ai beni e alle persone costituisce un inadempimento colposo che rende impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro. Proprio oggi si è tenuta la prima udienza della causa di lavoro che interessa l'altro dipendente e sindacalista Fabrizio Ferrari, 51 anni, licenziato a febbraio per lo stesso motivo.

Sempre oggi, davanti al municipio di Agrate, i lavoratori hanno manifestato solidarietà ai due operai. La Cgil, per bocca della segretaria della Flai Cgil Monza, Federica Cattaneo, chiede il reintegro degli operai e lamenta appesantimento nei carichi di lavoro e problematiche nella gestione dei turni, evidenziando che gli importanti investimenti fatti dalla proprietà non debbano andare nella direzione di ulteriori tagli di personale.

Al presidio erano presenti il sindaco Simone Sironi, il senatore PD Roberto Rampi, il deputato della Lega, Massimiliano Capitanio, l'ex segretario della Camera di Lavoro di Milano, Onorio Rosati.

IL CASO IL PARLAMENTO

Massimiliano Capitanio ha portato il caso Star in Parlamento prima con un intervento in Aula, poi con una interrogazione scritta al ministero dello Sviluppo economico.

"Ho aderito convintamente al presidio organizzato oggi dai lavoratori della Star davanti al Municipio di Agrate. La sicurezza sul lavoro, anche alla luce delle recenti tragedie in tutta Italia, è una priorità inderogabile, ma non deve essere utilizzata come pretesto per licenziamenti anomali. I trenta milioni di euro investiti dalla proprietà devono essere un volano per nuove assunzioni, perché l'innovazione non deve essere finalizzata a una riduzione della forza lavoro. Negli anni Ottanta la Star dava lavoro a oltre 3000 persone, oggi i dipendenti sono meno di 170: è una soglia sotto cui non si deve assolutamente scendere se davvero si crede nelle potenzialità di questo polo produttivo. Oggi, però, il primo pensiero va ai due lavoratori che, dopo decenni in fabbrica, rischiano di perdere il posto di lavoro anche per colpa delle sciagurate conseguenze delle politiche dell'allora ministro Fornero", ha dichiarato oggi Capitanio.

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